fbpx
La Tosca come fatto storico: la figura del barone Scarpia
Publidema è un'agenzia di comunicazione di Reggio Calabria specializzata nell'organizzazione di eventi e nella gestione di immagine. Email segreteria@publidema.com
Tosca, Giacomo Puccini, Summer Arena Soverato, Calabria, Musica Lirica, Paoletta Marrocu, Orlin Anastassov, Barone Scarpia, Ventseslav Anastasov
1890
post-template-default,single,single-post,postid-1890,single-format-standard,river-core-1.0.4,river-theme-ver-2.1,ajax_updown_fade,page_not_loaded,smooth_scroll,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.3,vc_responsive

Blog

Puccini

La Tosca come fatto storico: la figura del barone Scarpia

Quando si parla della Tosca si pensa strettamente al suo ambito operistico. Nel particolare alla grande rappresentazione di Giacomo Puccini e, prima di lui, quella dell’autore Victorien Sardou assieme all’iconica Sarah Bernhardt. L’opera, che vedremo presto rappresentata al Summer Arena di Soverato con regia di Orlin Anastassov, ha però dietro di sé una solida base che proviene da storie e drammi realmente accaduti. Osservare con sguardo consapevole i personaggi che si muovono sul palco, notando nelle loro gesta i profili di nomi realmente esistiti e che hanno sofferto e amato allo stesso modo di quelli rappresentati, ne rende la fruizione un’esperienza che amplifica la drammaticità e l’empatia della messa in scena.
Il personaggio che più colpisce per il suo essere spietato e calcolatore è il barone Scarpia, che il 14 agosto verrà rappresentato dal baritono Ventseslav Anastasov. Dall’opera originale di Sardou, apprendiamo che le sue origini sono siciliane e il nome di battesimo è Vitellio. Molti tratti del suo carattere ci portano alla mente una figura storica realmente esistita e da cui lo scrittore ha molto probabilmente preso spunto: il magistrato Vincenzo Speciale. Stesse iniziali e stesso ruolo crudele contro chi perseguitava, si trova traccia della sua influenza storica ne “Gli Annali d’Italia” di Antonio Coppi. Vissuto tra il 1760 e il 1813, epoca in cui è ambientata l’opera, nel 1799 fu membro della Giunta Statale che aveva il compito di giustiziare i repubblicani. Noto ai contemporanei per la sua efferatezza nell’usare i mezzi più abietti contro i prigionieri al fine di farli confessare, manipolò svariati processi tramite la tortura dei detenuti al fine di arrivare all’inevitabile pena capitale. Tra questi, è noto il tranello che tese ad un suo amico di vecchia data per il quale non si riusciva a dimostrare la colpevolezza a processo per mancanza di prove. Tale Nicola Fiani di Torre Maggiore, ricevette la visita di Speciale, che lo spinse a confessare da “amico fraterno” con l’inganno promettendogli la salvezza. Finì così sulla forca, con le prove che egli stesso fornì. La frase che lo mandò al patibolo ricorda molto quella che Scarpia pronunciò per ingannare Tosca e ottenere la morte di Cavaradossi. Epiloghi diversi, in una storia che si dipana tra realtà e romanzato.

No Comment

0
No Comments

Post a Comment