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Intervista Marily Santoro
La Calabria è un posto ricco talenti e stelle che brillano per il loro apporto al mondo dell’arte. Abbiamo scambiato due parole con Marily Santoro, giovane promessa della musica lirica, scoprendo qualcosa in più del suo mondo.
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Marily Santoro Soprano

Intervista Marily Santoro

La Calabria è un posto ricco talenti e stelle che brillano per il loro apporto al mondo dell’arte. Abbiamo scambiato due parole con Marily Santoro, giovane promessa della musica lirica, scoprendo qualcosa in più del suo mondo.

1. Chi è Marily Santoro?
Marily è una semplicissima ragazza calabrese di carattere estroverso e tendenzialmente allegro, a parte qualche venatura un po’ malinconica dovuta a una spiccata sensibilità e attenzione al mondo circostante fatto di persone, luoghi e storie. In una parola direi proprio artista allo stato puro!

2. La passione della musica è una fiamma in grado di cambiare la vita di una persona per arte e ispirazione. In che modo hai capito che il canto lirico sarebbe stata la tua strada?
In realtà ho sempre cantato sin da piccola, ho studiato musica e in particolare pianoforte, poi a 15 anni la svolta per un puro frutto del caso: dovevo fare il diplomino di Solfeggio e nella prova di esame erano previsti dei pezzi da cantare, la mia maestra di allora, la Signora Garozzo, ha insistito perché mi presentassi per l’ammissione in Canto Lirico. Benché non ne fossi particolarmente convinta, ma costretta sotto ricatto di non passare l’esame di solfeggio, mi sono presentata. Fatto l’esame, sono arrivata seconda in graduatoria e alla prima lezione è stato un colpo di fulmine. Ed eccomi qua.

3. Nel proporre la tua arte sul palcoscenico, unisci la tecnica vocale alla recitazione. In che modo studi i personaggi che interpreti e cosa aggiungi di Marily in loro?
Parte tecnica e interpretativa sono strettamente unite, l’una completa l’altra e le curo facendo riferimento sempre alla mia insegnante, la Signora Raina Kabaivanska. Di mio, ovviamente, lo studio sistematico del libretto, dello spartito, dello stile. Poi come un grande quadro coloro e ambiento, facendomi guidare dall’istinto.

4. Nonostante la tua giovane età, hai già all’attivo debutti in opere di repertorio impegnativo e per lo più in contesto estero. Che differenze di pubblico hai trovato e quale esperienza ti ha dato di più?
Non ho riscontrato grandi differenze, ho visto sempre un pubblico molto attento e partecipe all’Opera, sia all’estero che in Italia. La gente che, in maniera genuina, assiste a un’Opera è sempre piena di entusiasmo, qualsiasi bandiera sventoli in teatro. L’emozione non ha frontiere! Le esperienze che più mi han segnato dentro sicuramente tutti i miei debutti, Norma in particolar modo.

5. Cosa ne pensi della scena musicale calabrese? Quanto spazio viene dato al tuo genere?
Credo che la Calabria abbia molto da dire riguardo il genere operistico. Un potenziale che non è sempre sfruttato al massimo, ma non per colpa dei calabresi, che in realtà, nell’ultimo periodo, ho visto davvero dinamici e fattivi. Credo più da un punto di vista istituzionale. Se l’Istituzione non permette un serio investimento sulla cultura, è come un gatto che si morde la coda. Le idee ci sono ma mancano i soldi, se mancano i soldi le idee sono più difficili da concretizzare. Perciò ai posteri l’ardua sentenza!

6. Che progetti hai per il prossimo futuro?
A settembre eseguirò la prima mondiale della “Messa da Requiem” di Ruggero Leoncavallo presso il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena. Mi sto preparando, inoltre, ad un altro debutto che mi sta particolarmente a cuore: “Madama Butterfly”, una sfida a tutto tondo dato che la debutterò proprio in Giappone, con la responsabilità e l’onore di studiarlo con una grande Ciò Ciò San di riferimento, che è la mia Maestra Raina Kabaivanska. Poi spero di potermi dedicare anche a qualche concerto in ambito benefico. Sono molto grata alla vita per le cose belle che mi ha regalato e mi regala ogni giorno. Sono cantante per Vocazione ed il mio compito è quello di crescere e impegnarmi per poter dare il meglio di me ad un pubblico che assiste all’Opera per emozionarsi e ispirarsi. Direi che già solo questo, come programma futuro è già abbastanza impegnativo!

Miriam Caruso

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